Seguici o contattaci su:

Un passatempo peccaminoso – di Paolo Giordano

Quando il disgraziato Wertheimer, «il soccombente» di Thomas Bernhard, ascolta l’amico Glenn Gould suonare per la prima volta le Variazioni Golberg, si accorge all’istante che i propri sforzi, per quanto eroici, non lo renderanno mai un pianista di pari grandezza. La sua carriera viene stroncata in pochi minuti da quell’esecuzione distratta, prima ancora di iniziare. Il talento fuori misura, secondo Bernhard, è numinoso e pertanto non può essere appreso né insegnato.
Sembra che le nostre istituzioni scolastiche soffrano di una sindrome simile a quella di Wertheimer, se non per quanto riguarda la musica, almeno per ciò che concerne la scrittura. La letteratura, e la narrazione in generale, vengono interpretate allo sfinimento, ma non esistono o quasi programmi ufficiali che abbiano l’ardire di insegnare a produrle. Dietro questa apparente trascuratezza alligna l’idea che il genio sia individuale, irraggiungibile, sacro, e in quanto tale non debba essere normalizzato o anche semplicemente indirizzato.
Ma la verità è che Wertheimer ha avuto sfortuna nell’incontrare sul suo cammino proprio Glenn Gould. Se non fosse successo sarebbe diventato un musicista eccellente, pago della propria arte: ci sarebbe riuscito per intelligenza, dedizione, studio accanito e sotto la guida sapiente del maestro Horowitz. Non riesco a vedere troppe differenze fra il pianoforte e la scrittura creativa. In entrambi i casi si tratta di acquisire precisione, espressività, eleganza nel fraseggio, ed è quasi impossibile riuscirci senza l’orecchio attento di qualcuno. Ci sono così tanti accorgimenti che un narratore alle prime armi deve imparare, così tanti errori ovvi da riconoscere e correggere subito, che si potrebbero riempire le nostre università di corsi ottimi, evitando ai singoli la fatica di compiere da soli ogni piccola rivoluzione copernicana. Neppure ai prodigi della matematica si chiede di dimostrare autonomamente tutti i teoremi conosciuti prima di andare alla ricerca del proprio.
Nell’attesa che il nostro sistema educativo si scrolli di dosso la timidezza, il solo aiuto può arrivare dai corsi di scrittura (e di lettura) indipendenti, dei quali l’Italia è punteggiata. Ad alcuni serviranno per migliorare, ad altri per distrarsi, ad altri ancora per soccombere come Wertheimer, ma a tutti quanti permetteranno di dare sfogo a un passatempo spesso troppo solitario, se non addirittura peccaminoso.