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No, figlio mio, il più bel mestiere è leggere – di Alessandro Piperno

Se avessi un figlio, subito dopo la droga e l’alcol, gli sconsiglierei di scrivere. Gli direi: altro che pokémon, scrivere è la vera perdita di tempo, il nemico da cui difendersi. Si tratta di un mestiere frivolo, sedentario e solipsista, che peraltro ti mette a contatto con il cuore della tua mediocrità. Ti rende un individuo peggiore: gretto, vanesio, competitivo, suscettibile… Quindi, ragazzo mio, scordatelo! Se ci provi ti taglio i viveri, ti caccio di casa e ti diseredo. E leggere? No, leggere è un’altra cosa. Puoi leggere fino allo stordimento. Vedi quanti libri ha papà? Sono a tua disposizione. Se li ho letti tutti? Ma neanche per sogno, e comunque sono pochi quelli che ho terminato. Per esempio non ho mai finito La novella Eloisa e Le affinità elettive. Vedi Mason & Dixon su quello scaffale? Sta lì da quindici anni e sono ancora a pagina 38. Del resto, leggere migliaia di romanzi non dà il piacere che credi; il bello è conoscerne alcuni scrupolosamente. Ecco questo potrebbe essere un bel mestiere, figlio mio, o quanto meno un hobby eccellente. Scegliere una dozzina di grandi romanzi e passare la vita a rileggerli. Fino a conoscerli a menadito, come se li avessi scritti tu: incipit, chiusa, giri di frasi, similitudini, metafore, nomi di luoghi e personaggi, abiti, acconciature, per non dire di punti a capo, parentesi, ellissi, cesure. Che utilità può avere una pratica simile? E’ l’esercizio spirituale più gratificante cui un uomo possa aspirare. Impratichirsi con la grandezza, senza mai aspirare a raggiungerla. Ecco un modo di vivere molto saggio.